Chiara Panzuti presenta Absence 2 al Salone del Libro di Torino - Smash News
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Chiara Panzuti presenta Absence 2 al Salone del Libro di Torino

Chiara Panzuti presenta Absence 2 al Salone del Libro di Torino

Tra i vari incontri che il Salone del Libro di Torino propone ogni anno, sabato 12 maggio allo stand di Fazi Editore la redazione di Smash News ha avuto l’opportunità di incontrare Chiara Panzuti, autrice della trilogia di Absence.
Chiara, con un sorriso e una buona dose di ottimismo, ha presentato in anteprima il secondo romanzo della saga, Absence – l’altro volto del cielo, spiegandoci cosa, secondo lei, è cambiato rispetto al primo volume.
C.: Questo è stato un volume di passaggio, soprattutto da scrivere. Avevo tanta voglia di fare, ma molta paura del cambio di ritmo che c’è rispetto al primo. Sono finalmente venuti fuori alcuni personaggi a cui già tenevo e ci sono molte differenze nell’evoluzione della protagonista. Si ribalterà il modo in cui si erano viste le cose nel volume precedente. La conclusione è ancora molto aperta: sto lavorando già al terzo e so già che sarà molto più corposo degli altri due. Devo dire che è sempre difficile, nelle trilogie, dare ad ogni libro la sua dimensione, il suo messaggio, le sue emozioni. I secondi volumi di solito sono ponti di passaggio. Spero però di essere riuscita a trasmettere quello che ho provato. 
Per quanto riguarda l’evoluzione dei singoli personaggi, devo dire che Fade mi è sembrata più complessa nel primo, è maturata a tal punto da essere più semplice per me da descrivere. Come lei, anche gli antagonisti sono stati più ostici nel primo perché non volevo farli venire troppo fuori e temevo facessero un po’ troppo da sfondo. Ora, però, sento di averli gestiti meglio. Chi ha creato problemi, forse, nel secondo è stato Devon, per il fatto che è un personaggio che sa tutto e, quindi, deve essere calibrato bene. Ma, a parte questo, non credo di avere nessuno di cui non riesco a scrivere. 
D.: Ho notato che c’è stata un’evoluzione nello stile del libro oltre che dei personaggi. Come hai vissuto questo mutamento?
C.: Come ho già detto, questo romanzo è stato più semplice per me rispetto al primo, soprattutto perché sono riuscita a tirare fuori cose che nel primo dovevo frenare. Può essere che il cambio di stile sia più che altro dettato da quello. In Absence 2 mi sono sentita fluida. Nel primo dovevo dare molte spiegazioni tecniche e in qualche modo questo franava. Andando avanti con la storia tutto è stato più scorrevole e più spontaneo. Sono felice che si veda perché avevo paura di stravolgere troppo la tendenza del romanzo senza un’apparente motivo. 
D.: Qual è il significato, invece, della copertina?
C.: La medusa ha un significato all’interno della storia. C’è un momento, molto breve, in cui viene fatto un riferimento a questo animale. Un personaggio particolare paragona la medusa, che nella sua invisibilità riesce ad essere molto incisiva, alla protagonista. Anche lei è qualcosa a cui non fai caso, visto che di solito non la vedi, ma la senti.
D.: Cosa ci puoi dire degli antagonisti veri e propri della serie?
C: Gli antagonisti vengono finalmente fuori in questo libro. Devo dire che ero legata a loro perché penso che ogni antagonista sia il protagonista di sé stesso. Hanno un loro perché, non fanno tutto questo solo perché vogliono fare del male. Volevo che venisse fuori il loro lato umano, il loro aspetto più realistico. 
Il vero cattivo, l’illusionista, invece, si vedrà in una sola scena nel terzo e lo vedrà solo uno dei personaggi. Sarà il punto finale di tutto.
D.: Quando uscirà il terzo?
C.: Sarà l’anno prossimo, spero il prima possibile. Vorrei che si riuscisse ad anticipare ancora più di questo, ma ancora devo finirlo e avrà di sicuro bisogno di un buon lavoro di editing.
D.: Parliamo un po’ di te. Quando scrivi ti rifai a qualche modello letterario o cinematografico?
C.: Come scrittura mi piace molto Banana Yoshimoto. Ha una scrittura poetica ed è in grado di mettere su carta tutto ciò che sente. Sì, è un po’ cupa, ma io apprezzo i libri un po’ cupi e che alla fine magari si risolvono con qualcosa di positivo. Sono anche molto legata agli scrittori russi, ma loro sono totalmente inimitabili, anche un po’ per il genere che scrivo. Mi piacciono, però, perché indagano molto l’animo umano. 
Per i film, sono una grande amante del cinema e mi piacerebbe prendere il ritmo dei film d’azione. Mi ispira molto, ma non mi sono appoggiata ad uno in particolare. 
D.: In chi ti rivedi di più dei personaggi?
C.: In ognuno c’è un po’ di me. Mi piace mettere piccoli dettagli di me o di chi conosco, ma l’importante è non caricarli troppo perché poi tendo a paragonarli a persone reali e sento di far fatica a descriverli. 
D.: I luoghi di cui parli nella serie ti hanno ispirata in qualche modo?
C.: La trilogia è un po’ la programmazione dei viaggi che vorrei fare. Credo che sia difficile scrivere un libro su un luogo in cui non sei mai stati. C’è chi ci riesce, e anche bene, ma io ho preferito giocare sul fatto che i protagonisti si fermassero per poco tempo in ciascuno di essi. Certo, ho fatto varie ricerche e mi sono informata più che potevo, ma sono stati viaggi su carta anche per me. Spero di concluderli un giorno.
D.: La tua vita personale, invece, influisce in qualche modo sul modo in cui scrivi?
C.: No, nel senso che non vengono fuori eventi privati della mia vita nella storia. Allo stesso tempo, però penso che accompagnino in un modo tutto loro. È una cosa molto inconscia, magari nei piccoli fili conduttori che intrecciano il libro forse ci sono. Non saprei vederli, però. 
D.: C’è stato un momento in cui ti sei bloccata nella creazione di questa trilogia?
C.: A livello di trama no, ma perché esiste un grande schema sulle cose che devono succedere. Di scrittura, invece, sì, moltissime volte. Ma è una cosa comune a tutti gli scrittori e, poi, tutti questi momenti passano. È il motivo, però, per cui preferisco iniziare molto tempo prima. A volte ci sono dei momenti quando la testa proprio non c’è. Per fortuna finora non troppo lunghi, ma in passato mi è capitato di non riuscire a scrivere per anche un anno.
D.: Che progetti hai per il futuro? 
C.: Per ora, il terzo, che è ancora molto lungo. E poi vediamo. Magari una nuova storia. Per ora Absence ha preso gran parte della mia attenzione, ma sono sicura che continuerò a scrivere.

Beatrice Iato

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