Soltanto, il cantautore di Via Dei Mercati va alla conquista dell'Europa. - Smash News
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Soltanto, il cantautore di Via Dei Mercati va alla conquista dell’Europa.

Soltanto, il cantautore di Via Dei Mercati va alla conquista dell’Europa.

L’album Now parla delle emozioni provate durante i suoi viaggi.

Mancano poco più di venti minuti alle 14 quando Matteo, in arte Soltanto arriva vicino al Duomo di Milano. Per creare un pubblico numeroso, a Soltanto sono sufficienti giusto alcuni accordi alla chitarra. Lui e il suo sorriso da bravo ragazzo quasi passano in secondo piano quando pizzica le corde della sua Gibson. L’atmosfera che questo cantautore riesce a creare durante il suo repertorio ammalia la gente a tal punto che l’aria di Milano, già satura di rumori, si ferma: solo la voce e le note di questo cantautore trovano spazio.

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Non voglio essere un super vagabondo, ma SOLTANTO me stesso.

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A cosa è dovuta la scelta del tuo nome artistico “Soltanto”?

Volevo ricordare a me stesso che la sfida più grande non è, come ha detto Christopher McCandless, di cercare di essere un “supertramp” ovvero “un super vagabondo”, ma soltanto te stesso. Affermazione che che può sembrare una stupidaggine, ma cercare di essere soltanto te stesso è dura. Quindi aver scelto questo nome d’arte è un modo per ricordarlo a me stesso.

Il tuo ultimo album si intitola Now. Come mai questo titolo?

Mi piaceva ricordare quanto è importante vivere il momento e lottare ogni giorno per difendere quello che sei e quello che ami.

Hai studiato scienze politiche come se sei “finito” a fare il cantautore?

Diciamo che non avevo le idee chiare, scienze politiche è una facoltà che ti lascia tante porte aperte, anche perché non avevo le idee chiare su cosa fare, non sapevo se volessi diventare un medico o qualcos’altro. Quindi è un percorso che ho portato a termine, ma già negli ultimi anni ho pensato che avrei provato a ripartire da quello che amo di più, da quanto sono bimbo, quello che mi fa calmare cioè suonare la chitarra, ho deciso di combinarla ad un’esperienza di viaggio. Mi sono appassionato a tutta la letteratura di viaggi, mi era piaciuto Into The Wild, l’immaginario di Mckenzye il film di Sean Penn.

Hai suonato in molti paesi. Sei partito in autostop?

Sì, in autostop, da solo con la chitarra. Fino a quel momento la musica era stata un Hobby, quasi avessi un po’ paura di avvicinarmici sul serio perché poteva diventare un patto di sangue, come poi è diventato.

C’è qualcuno da cui prendi ispirazione?

Sono cresciuto soprattutto coi New Oasis, diciamo che quello è il mio vissuto di pancia, Niccolò Fabi per restare in italia.

Tu tra l’altro scrivi le tue canzoni, hai anche qualche video, ti appoggi a qualcuno?

Il primo album si chiama “le chiavi di casa mia” e l’ho prodotto con un crowd founding, ovvero grazie ai miei fan. Il mio è stato il primo progetto in Italia della piattaforma MusicRaisers, che ora è abbastanza consolidata, ma allora era una scommessa, anche perché per produrre un album servono almeno 10.000 euro, io avevo messo come obbiettivo ancora meno, 8.000 e mi hanno dato del pazzo, ma alla fine abbiamo anche superato le aspettative e siamo arrivati a 10.000.

Adesso hai una casa di produzione?

Sì. Ho pubblicato gli ultimi due dischi con una casa di produzione che ha sede in Belgio.

Tu sei fidanzato, come fai a far coincidere questa relazione con la tua vita nomade?

Non è facile perché sono due anime che convivono, quella di costruire una famiglia, cioè un tuo nido, che è anche il motivo per cui ero tornato dal primo viaggio proprio perché mi mancano gli amici la casa, un punto fisso. Però questo è il mio modo di vedere la musica, per me il musicista è quello che viaggia, sopratutto quello del musicista di strada.

Lei ha un lavoro normale. Vive a Milano?

Sì. Lei prima faceva un lavoro stagionale quindi a volte riusciva a seguirmi, ora un po’ meno, ma si riesce.

Tu da Cantautore metti molto della tua vita privata nelle tue canzoni o sei uno che si estranea?

No. Metto molto dei miei viaggi, più dal punto di vista intimo che non da quello del racconto fine a se stesso, nel senso che la cosa che poi fa la differenza del viaggiare è immergerti in una realtà nuova, scoprire lati di te che magari a Milano non avresti scoperto.

Un incontro per caso, fatto durante i tuoi viaggi, che ti è rimasto impresso?

Ci pensa qualche istante poi sorride.

C”è stata una bambina a Lione che mi è corsa incontro per abbracciarmi. Mi sentivo molto solo in quel momento, è stato bello che una bimba abbia colto quell’emozione, era quello di cui avevo bisogno io in quel momento, o meglio, mi piace pensare che sia stato così.

La città che hai preferito di più? E’ ancora Milano?

In realtà per Milano vivo un sentimento di amore e odio: se ci sto troppo mi sta stretta e quando me ne vado mi manca. Penso sia un sentimento condiviso da molti milanesi.

All’estero mi sono trovato molto bene a Bruxelles, è molto europea e per quanto sia la capitale d’Europa in realtà il centro storico è molto a misura d’uomo.Sembra quasi il centro di una cittadina.
Praga è bellissima, tutta l’Europa dell’est la sto scoprendo ora ed è bellissima.

E’ cambiato il tuo rapporto con le persone da prima a dopo il viaggio?

Più che altro è cambiato quello con me stesso e solo consequenzialmente quello con le persone.

Anche perché devi stare bene da solo per fare questo percorso?
Sì, anche perché, appunto, passi molto tempo da solo. Ti manca l’affetto.

Una canzone che ti rappresenta particolarmente tra quelle che hai scritto?

Una canzone che mi piace molto è Il musicista di Via mercanti, mi ricorda l’inizio. Era una situazione che mi creava molto imbarazzo, soprattutto perché ero nella mia città e incontravo persone che mi conoscevano. Ora Milano è piena di musicisti di strada ma sette anni fa non era una cosa così diffusa e magari mi ritrovavo a suonare davanti ai miei ex compagni di liceo. Poi però il motivo di imbarazzo è diventato motivo di orgoglio ora essere il musicista di via mercanti è quello che sono perciò mi piace.

E una canzone di altri che ti piace cantare?

Let her go di Passengers è una canzone che mi rappresenta. Tutta a questione del capire di amare qualcosa solo quando l’hai lasciata.

Ti immagini di poter vivere senza la tua musica? Di fare qualcosa che ti permetta magari di essere più stabile?


Ora come ora no, ma non lo escludo per un futuro. Cerco sempre modi di poterlo fare magari in modo più stabile, diciamo che un’esperienza come quella che ho iniziato era bellissima ma non aveva futuro: dormire ogni sera in un posto diverso va bene a 25 anni, a 30 inizi ad avere mal di schiena.

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