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L’amicizia per Federica Bosco

L’amicizia per Federica Bosco

Ci vediamo un giorno di questi: l’inno alle amiche di lunga data

 

Lo scorso 13 settembre è stato presentato nella sede di Garzanti Editore di Milano il nuovo romanzo di Federica Bosco, dal titolo Ci vediamo un giorno di questi. È stata questa l’occasione per parlare di ciò che sta dietro alla creazione dell’ultimo lavoro della Bosco, nelle librerie dal 14 settembre. Lei, sorridendo e con tanta energia, lo presenta così:

Quest’ultimo romanzo racconta la storia di due amiche, Ludovica e Cristina. Sono amiche fin da piccole e, come succede alla maggior parte dei rapporti nati a quell’età, sono estremamente diverse tra loro. Ho voluto scrivere questo romanzo e concentrarmi su un rapporto di amicizia più che su altri temi perché con il tempo ho imparato a capire quanto l’amicizia sia un valore importante che spesso tendiamo a mettere da parte in favore dell’amore. Me ne sono resa conto io stessa, uscendo da una relazione di questo tipo. È quel tipo di amore che dura tantissimo, durante il quale si esce con altre coppie e si fa tutto insieme. Non c’è spazio per le amicizie. Queste ritornano solo una volta che ci si lascia. Una cosa però che ho imparato è che quando riprendi i rapporti, soprattutto con le amiche di vecchia data, non sembra cambiato niente. Siete ancora tu e lei, quelle di vent’anni fa, come se il tempo si fosse fermato.

Parli di amicizie che durano da quando si è giovani, ma cosa ne pensi di quelle fatte quando ormai si è più grandi?
Penso che sì, anche queste siano amicizie, ma non sono paragonabili a quelle che ti porti dietro da sempre. Faccio un esempio, io e la mia migliore amica ci siamo conosciute a 16 anni, nel bagno della scuola, mentre entrambe fumavano una sigaretta. Da allora siamo amiche. Credo che se l’avessi conosciuta a 30 anni, probabilmente ci saremmo odiate. Il fatto è che a quest’età fai amicizia con persone che hanno i tuoi stessi interessi: colleghi di lavoro, compagni di yoga. Le amiche che ti fai da ragazza, invece, sono completamente diverse da te ed è proprio per questo che sono speciali. Per non parlare del fatto che quando diventi grande, passi la maggior parte del tempo a ricordare i bei momenti passati insieme.

Ti seguo da moltissimo tempo e, dando un’occhiata al libro, ho avuto l’impressione che ci fosse un pochino di te sia in Ludovica che in Cristina. Pensi che sia vero?
Ovviamente c’è una parte di me che è divisa in entrambe, ma penso di essere molto più simile a Ludovica, sia per il modo di affrontare la vita sia per come sono stata cresciuta. Ludovica è sempre stata abituata ad avere il suo piccolo spazio ritagliato nel mondo che tiene e coltiva con cura come un piccolo orticello. Cristina è l’uragano che immancabilmente arriva e cambia tutte le carte in tavola.

Ho notato che anche in questo romanzo affronti il tema dei genitori.
Sì, è un tema che mi sta molto a cuore che continuo ad affrontare in tutti i modi. Come ho detto prima, anche in questo senso mi sento molto più vicina a Ludovica perché mio padre in particolare è sempre stato il tipo di persona per cui tutto ciò che c’è oltre la soglia di casa è un potenziale pericolo. Fino all’età di 19 anni, ad esempio, non potevo uscire, cosa che invidiavo a diverse mie amiche a cui invece era permesso. Ancora oggi, dopo tanti anni, sono molto protettivi.
Mi ricordo che a circa 16 anni c’era in città il concerto degli Spandau Ballet, a cui volevo veramente andare. Due ragazze che tanto invidiavo per la grande libertà che avevano, ovviamente, ci andavano e, dicendo che quella sera saremmo andate a vedere “La mia africa”, accompagnate dalla madre di queste ragazze, sono riuscita ad ottenere il permesso da mia madre di andare con loro. Sarebbe andato tutto bene, se non fosse stato che poco prima di arrivare a casa abbiamo bucato e la madre delle ragazze è stata costretta a chiamare a casa mia per avvertire che stavamo bene. Mio padre, nel frattempo, era rientrato a casa, aveva scoperta tutto e Dio solo sa quanto durò la mia punizione. Ma ne era valsa la pena.

 

La trama di Ci vediamo un giorno di questi così come ce la presenta il libro di Federica bosco è la seguente:
A volte per far nascere un’amicizia senza fine basta un biscotto condiviso nel cortile della scuola. Così è stato per Ludovica e Caterina, che da quel giorno sono diventate come sorelle. Sorelle che non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra. Caterina è un vulcano di energia, non conosce cosa sia la paura. Per Ludovica la paura è una parola tatuata a fuoco nella sua vita e sul suo cuore. Nessuno spazio per il rischio, solo scelte sempre uguali. Anno dopo anno, mentre Caterina trascina Ludovica alle feste, lei cerca di introdurre un po’ di responsabilità nei giorni dell’amica dominati dal caos. Un’equazione perfetta. Un’unione senza ombre dall’infanzia alla maturità, attraverso l’adolescenza, fino a giungere a quel punto della vita in cui Ludovica si rende conto che la sua vita è impacchettata e precisa come un trolley della Ryanair, per evitare sorprese al check-in, un muro costruito meticolosamente che la protegge dagli urti della vita: lavoro in banca, fidanzato storico, niente figli, nel tentativo di arginare le onde. Eppure non esiste un muro così alto da proteggerci dalle curve del destino. Dalla vita che a volte fortifica, distrugge, cambia. E, inaspettatamente, travolge. Dopo un’esistenza passata da Ludovica a vivere della luce emanata dalla vitalità di Caterina, ora è quest’ultima che ha bisogno di lei. Ora è Caterina a chiederle il regalo più grande. Quello di slacciare le funi che saldano la barca al porto e lasciarsi andare al mare aperto, dove tutto è pericoloso, inatteso, imprevisto. Ma inevitabilmente sorprendente.

Beatrice Iato

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