Smash News | 100 minuti con Claudio Pelizzeni
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100 minuti con Claudio Pelizzeni

100 minuti con Claudio Pelizzeni

1000 giorni, 44 paesi e 5 continenti: un viaggio che sbarca finalmente in libreria

 

Lo scorso 12 settembre il caffè del Mondadori Megastore di Milano si è riempito delle voci delle fan di Claudio Pelizzeni, che si è simpaticamente presentato prima della presentazione del suo libro dal titolo L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là, pubblicato da Sperling e Kupfer. Grazie alla notorietà ricevuta, Pelizzeni è riuscito a superare i limiti del self-publishing e a far uscire il libro proprio il 12 settembre. E per questo importante passo della sua vita ha voluto raccontare parte della sua storia.

Claudio, come ti è venuta quest’idea di scrivere un romanzo?
La mia è una storia nata quasi per gioco e, direi, anche per noia. Mi trovavo su un cargo mercantile, dopo un anno di viaggio, dove avrei dovuto passare diversi giorni senza avere nessun tipo di contatto con il mondo esterno e quasi niente da fare – le navi da carico tendenzialmente accettano un solo passeggero – e ho finito le serie tv e i film a disposizione il quinto giorno. Che cosa potevo fare? Ho raccolto i pensieri, ho ordinato i ricordi di quello che avevo fatto fino ad allora e ho iniziato a scrivere.

Riguardo a questo, perché la scelta di viaggiare senza prendere aerei? Di certo non si può dire che sia stato per la comodità.
Perché avevo letto e sentito di esperienze avute nell’attraversamento delle frontiere e ho realizzato che era quello che stavo cercando io. Avevo bisogno di vedere i luoghi meno turistici, di avere esperienza della vita e della cultura delle persone del luogo. Ricordo che quando ho attraversato la frontiera della Birmania sono venuti a trovarmi dei ragazzini delle medie perché per loro vedere un occidentale era una cosa totalmente nuova. La mia firma, al passaggio, era la sedicesima. Oltre a me, quell’anno avevano attraversato solo 15 persone. Questa esperienza l’aereo non me l’avrebbe mai permessa.

Insomma, un passaggio decisamente difficile. C’è stato, però, qualcosa che ti ha creato veramente difficoltà?
Da un punto di vista puramente pratico credo sia stato il fatto di avere con me dei medicinali. Sono diabetico da quando ho 9 anni e, proprio per questo, avevo bisogno di portare con me diversi kg di insulina. Ovviamente, arrivando in un luogo, una delle prime necessità era quella di trovare un posto fresco in cui contenere le medicine. Quando mi sono ritrovato ad attraversare il Sahara, ad esempio, ho dovuto addirittura scavare delle buche nel terreno – di un metro circa, sia chiaro – per trovare un po’ di fresco.

E la paura? Ci sono stati dei momenti in cui ti sei fermato e ti sei detto ok, e adesso?
Direi di sì. Come racconto nel libro, ho anche rischiato di morire in Colombia. Uno dei momenti, però, più destabilizzanti è stato quando tutto il piano che avevo fatto per questo viaggio si è dissolto.

Cosa avevi pianificato di fare prima di partire?
Ci avevo impiegato circa 6 mesi e avevo tracciato un abbozzo del percorso da fare che poi non si è realizzato. Avevo anche stabilito un budget di circa 15.000 (15 euro al giorno per mille giorni), ma non ho rispettato neanche questo perché alla fine sono arrivato a spenderne circa 20.600.

Perché proprio 15 euro al giorno?
Era una media. Ovviamente non ho speso ogni giorno 15 euro. C’erano luoghi in cui mi capitava di non superare i 2 euro e luoghi, invece, come in Australia, dove ne spendevo anche 50. Per scegliere, comunque, avevo ragionato in termini di dollari. 15 euro equivalevano, allora, a circa 19 dollari e mi sembrava una somma più che giusta. Purtroppo, però, non avevo pensato al fatto che l’euro potesse crollare nel tempo passato via. Cosa che, ovviamente, ha fatto pochi mesi dopo la partenza.

Hai parlato di un cambio di piano ad un certo punto del tuo viaggio. C’è stato, però, un posto in cui, nonostante il cambio di rotta, volevi andare a tutti i costi?
Sì, Machu Picchu. Era il sogno di mio padre ma, a causa di un problema ai polmoni, lui non poteva esserci. Ecco perché l’ho fatto un punto fisso della mia storia e ho voluto trovarmi lì il giorno esatto dell’anniversario della sua scomparsa.

E per quanto riguarda il ritorno a casa? Com’è stato? Hai sofferto?
Direi di no, almeno non finora. Me n’ero andato per sfuggire a una routine che non mi apparteneva e ora che sono tornato la mia vita è decisamente cambiata. Sono stato felice di tornare.

E ora? Pensi di avere una nuova routine, magari legata al mondo delle presentazioni e al tuo libro? Se sì, come la vivi?
Diciamo che anche quando sei in viaggio poi entri in una specie di routine. Ovviamente, però, è una cosa decisamente diversa dall’essere un banchiere e svegliarsi sempre nello stesso posto. Per ora, comunque, le presentazioni e la promozione del mio libro mi piacciono. Mi trovo bene e non la considero una routine scomoda. Diciamo che, nel caso lo fosse, smetterei di farlo.

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Per conoscere meglio Claudio e la sua storia, ecco un estratto dal libro:

«È la possibilità di realizzare un sogno che rende la vita entusiasmante.» Questa è la storia di Claudio Pelizzeni, un ragazzo che, a poco più di trent’anni, ha già raggiunto traguardi che sfuggono a tanti suoi coetanei: una laurea in un’università importante, un impiego di responsabilità, uno stipendio fisso che gli consente di vivere da solo e di circondarsi del più desiderabile superfluo. Un ragazzo che, nonostante questo, non ha paura di guardarsi dentro e farsi la domanda più importante: sono davvero felice? Di fronte ad aspettative che non sente come sue, a tragitti sempre identici che non aprono nuove prospettive, a una routine che stritola tempo, energia e passione, non può che rispondersi di no. Finché un giorno, davanti a un tramonto, la consapevolezza si accende in lui: i sogni non possono aspettare. E, con quella luce, il coraggio di dare un taglio netto a tutto per inseguire la sua più grande passione: viaggiare. Viaggiare per allargare gli orizzonti di quel mondo che si sta facendo sempre più stretto e soffocante intorno a lui. Viaggiare per sfidare i limiti del corpo e le barriere della mente. Viaggiare con lentezza, senza aerei, per toccare con mano i confini, per il gusto stesso del viaggio, degli imprevisti, delle scoperte e delle sorprese, delle correnti dell’universo a cui abbandonarsi. Questa è la storia di un sogno diventato realtà, di un’avventura che ha portato a una nuova vita. Un viaggio lungo mille giorni, attraverso cinque continenti e quarantaquattro Paesi. Ma anche un viaggio dentro di sé, a stretto contatto con le proprie paure, debolezze, risorse inaspettate. In dialogo profondo con quella voce intima e nascosta che, quando accettiamo di ascoltarla, sa sempre indicarci la direzione.     

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